Mentre stavo guardando The Substance in streaming una delle ultime sere di dicembre, è saltata la connessione a internet. Come ingannare allora il tempo? Finendo il libro che stavo leggendo in quei giorni e cioè Storia dei miei soldi di Melissa Panarello. La stessa giornata mi ha portata, quindi, a terminare il libro e a guardare il film.
Più mi avvicinavo alle ultime pagine del libro mentre aspettavo che tornasse internet, più mi accorgevo di quanto il libro di Panarello e The Substance fossero due opere apparentemente lontane, ma unite da un filo rosso che attraversa temi come il potere, il controllo, il denaro e la fragilità umana.
Il dualismo delle protagoniste: uno specchio tra libro e film
In The Substance il potere si manifesta attraverso una sostanza misteriosa che amplifica le ossessioni e i desideri più profondi delle protagoniste. Demi Moore interpreta Elisabeth Sparkle, un ruolo carismatico, capace di esplorare le dinamiche di manipolazione e dipendenza che emergono in contesti di vulnerabilità. Accanto a lei Margaret Qualley (già vista nella splendida serie tv Maid) offre un’interpretazione altrettanto incisiva nel ruolo di Sue, una giovane donna intrappolata in un meccanismo di potere, che sfida la sua identità e la sua autonomia fino all’eccesso. Le due attrici danno vita a un intreccio complesso, dove il potere si rivela tanto seducente quanto distruttivo.
Nel libro di Melissa Panarello, invece, il dualismo si manifesta nella tensione tra indipendenza e dipendenza, tra vulnerabilità e forza, incarnate dalla protagonista Melissa stessa e dal personaggio di Clara T., che rappresenta un diverso approccio alla gestione del denaro e delle relazioni. Clara è un contraltare fondamentale nella narrazione, e offre un punto di vista che sfida le scelte e le convinzioni della protagonista. Con uno stile schietto e intenso, Panarello racconta una storia che non è solo personale, ma universale: il denaro diventa il simbolo delle lotte interiori e delle relazioni che plasmano la nostra esistenza. Lo stile diretto e intimo dell’autrice trascina in una narrazione che sa essere allo stesso tempo toccante e riflessiva.

Un aspetto affascinante del libro è come Melissa Panarello riesca a utilizzare le sue esperienze personali per riflettere su temi più ampi. La relazione con il denaro è raccontata non come semplice strumento economico, ma come forza che modella identità, opportunità e persino il valore che ci attribuiamo. Clara T., con la sua prospettiva alternativa, incarna un modo diverso di vedere e vivere queste dinamiche, spingendo la protagonista e chi legge a interrogarsi.
Entrambe le opere esplorano protagoniste che, pur in contesti diversi, combattono con le stesse forze contrastanti: desiderio e paura, controllo e abbandono. Trovo che questo dualismo sia il cuore delle connessioni tra The Substance e Storia dei miei soldi.
La ricerca dell’equilibrio e il tema della bellezza
Una delle tematiche centrali di The Substance è la ricerca della bellezza e della giovinezza, elementi che diventano una vera ossessione. La sostanza, allo stesso tempo magica e maledetta, del film, non è solo un mezzo di potere, ma anche uno strumento per preservare o potenziare una forma ideale di sé. Questo richiama una riflessione universale: quanto siamo disposti a sacrificare per un’immagine di perfezione esteriore?
Le protagoniste del film, Elisabeth e Sue, affrontano in modi diversi la pressione di adeguarsi a standard di bellezza irraggiungibili, evidenziando come queste dinamiche possano trasformarsi in gabbie emotive. Il desiderio spasmodico di migliorarsi e quello di non voler tornare come prima, portano a conseguenze irrimediabili.

Allo stesso modo, Panarello affronta con sensibilità e fermezza il tema del denaro come simbolo di status e accettazione, dimostrando come possa plasmare non solo le nostre relazioni con gli altri, ma anche con noi stessi. La giovinezza e la bellezza, come il denaro, sono risorse transitorie che finiscono per rivelare la fragilità umana. Clara T. incarna un approccio diverso alla vita e alle relazioni, e offre a Melissa uno specchio attraverso cui riconsiderare non solo il proprio rapporto con il denaro, ma anche la fiducia in sé stessa e nelle sue scelte. Questo confronto diventa per la protagonista un’occasione per esplorare nuovi modi di pensare e agire.
Nel suo discorso ai Golden Globe Demi Moore ha affrontato il tema della bellezza, sottolineando come non debba essere confinata agli standard esteriori imposti dalla società. Questa riflessione, sebbene proveniente da una persona che ha vissuto sotto i riflettori e si sia piegata ai rigidi canoni estetici di Hollywood, invita a considerare la bellezza come un processo più ampio, legato alle scelte personali e alla capacità di vivere in modo autentico. Il tema delle pressioni sociali e personali legate alla bellezza trova una forte espressione nel film, dove si intreccia con riflessioni sul valore individuale. Questo aspetto emerge anche nel libro, il che dà vita a un dialogo tra cinema e letteratura che invita a interrogarsi su come definire il proprio valore al di là dei condizionamenti esterni. Entrambi i lavori ci spingono a riflettere sul peso di queste influenze e sull’importanza di riappropriarci di una visione autentica di noi.
Un altro elemento interessante è come The Substance utilizzi il linguaggio visivo per comunicare la fragilità e la forza delle sue protagoniste. L’uso dei colori, delle inquadrature ravvicinate e dei contrasti luminosi (per non parlare della musica) contribuisce a creare un’atmosfera che amplifica il senso di vulnerabilità. Questo dialogo tra estetica e narrazione arricchisce ulteriormente il film, rendendolo un’opera che invita a riflettere su molti livelli.
Riflessioni filosofiche tra film e libro
Studio filosofia e avendo dato da poco l’esame di Storia della FIlosofia Medievale, mi è venuto naturale collegare alcune tematiche del film e del libro ai concetti di Agostino e Tommaso.
Agostino riflette sul desiderio come forza che può elevare l’uomo verso Dio o condurlo alla corruzione. In The Substance, la sostanza misteriosa rappresenta questa dualità: ciò che promette potere e realizzazione si trasforma in una trappola che amplifica le debolezze umane. Elisabeth Sparkle, cinquantenne che pur di non invecchiare e perdere consensi sul lavoro (e nella vita) è disposta ad assumere un farmaco illegale, che faccia letteralmente uscire da lei una sua versione più giovane e perfetta (Sue-Margaret Qualley) è l’esempio lampante di come di come il desiderio, quando non governato, possa trasformarsi in ossessione, portando a sacrificare l’autenticità e il controllo di sé in nome di un ideale irraggiungibile. Questa dinamica riflette perfettamente la visione di Agostino, per cui il desiderio, se orientato verso obiettivi distorti, può trascinare l’uomo lontano dalla sua vera natura e dalla serenità interiore.

Allo stesso modo Panarello mostra come il denaro, da mezzo per l’indipendenza, possa diventare fonte di alienazione e conflitto. Melissa e Clara, con i loro approcci differenti, rappresentano i poli opposti di questa dinamica, e ci offrono una riflessione complessa e stratificata.
Tommaso ci dà una prospettiva sulla virtù come equilibrio tra eccesso e difetto. In questo senso sia il film che il libro raccontano protagoniste che cercano (anche in modo disperato) di trovare un equilibrio tra le forze opposte che le governano. L’idea di Tommaso secondo cui la felicità risiede nella giusta misura sembra echeggiare nelle loro lotte interiori, come una chiave di lettura che attraversa i secoli.
Un viaggio tra fragilità e forza
Guardando il film e leggendo il libro, mi sono trovata a riflettere su come il potere e il denaro si intreccino nelle nostre vite. Entrambi possono sembrare strumenti utili, ma spesso si rivelano trappole che alimentano dipendenze o insicurezze.
Da un lato The Substance mi ha fatto pensare a quanto sia facile perdere il controllo quando ci troviamo di fronte a qualcosa che promette di potenziare i nostri desideri. Dall’altro Storia dei miei soldi mi ha spinta a riconsiderare il mio rapporto con il denaro e a riconoscere quanto possa influire sulle scelte quotidiane, anche quando cerchiamo di minimizzarne l’importanza. Panarello, con il suo stile autentico, mi ha colpita per la capacità di rendere universale una storia profondamente personale.
Un altro parallelo che ho notato è come entrambe le opere siano profondamente radicate nel loro tempo, riflettendo temi attuali come la cultura dell’apparenza e l’ossessione per il successo. Questi lavori ci spingono a interrogarci sul valore che attribuiamo alle cose e su come possiamo costruire un rapporto più sano con il potere e il denaro.
Le connessioni tra The Substance e Storia dei miei soldi sono forse ancora più profonde di quanto possa sembrare a una prima visione o lettura. Entrambe le opere ci spingono a interrogarci su temi universali: il potere, la vulnerabilità e il significato che attribuiamo al denaro e alle relazioni.
Attraverso una lente filosofica e morale, possiamo vedere come questi temi non siano mai semplicemente esterni a noi, ma profondamente radicati nel nostro modo di vivere e di percepire il mondo. L’intreccio di fragilità e forza presente nelle protagoniste ci invita a considerare il potere come qualcosa di complesso e spesso ambiguo: uno specchio delle nostre aspirazioni e dei nostri limiti.
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