Perché Copybook?
Perché siamo due copywriter, Valentina e Silvia, appassionate di libri.
Perché Copybook vuol dire quaderno e, se ci incontri, anche in un giorno qualsiasi, mentre Silvia pedala in bicicletta a Bologna e Valentina sale sulla metro a Berlino, nella nostra borsa trovi sicuramente un quaderno, per scrivere qualcosa a mano.
Perché la scrittura, oltre che il nostro lavoro, è la nostra passione.
Siamo Valentina Ruvoli e Silvia Bernardi, e questo è Copybook, un podcast da leggere. Perché in ogni puntata chiacchieriamo di lettura, scrittura e creatività, e poi realizziamo un post di riepilogo che completa quello che ci siamo raccontate.
Ma non solo: in ogni puntata, lanciamo l’una all’altra, ai nostri ascoltatori e ai nostri ospiti, una sfida di lettura e di creatività.
Aspettiamo i vostri contributi e commenti via mail a copybookpodcast@gmail.com e sui nostri profili Instagram @peekabook2011 e @_silvia.bernardi_
Quindi, armatevi anche voi di un quaderno e di una penna, e buon ascolto!
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Copybook è un progetto editoriale che si ascolta e si legge. A ogni puntata del podcast, montata e confezionata con cura da Valentina, corrisponde un articolo scritto da Silvia sul blog PeekaBook. L’articolo che stai per leggere completa la puntata da ascoltare con contenuti aggiuntivi, link e approfondimenti.
Se vuoi, Copybook arriva anche una volta al mese nella tua casella di posta, con una versione magazine: rubriche, chicche libresche, curiosità, consigli di lettura e molto altro! Per ricevere il magazine di Copybook via mail e leggere di libri, lettura e scrittura, puoi iscriverti qui!
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Nelle ultime tre puntate – registrate tra maggio e agosto – abbiamo un po’ invertito la rotta rispetto alle precedenti: il focus delle nostre chiacchiere – eh sì, Copybook è un podcast 100% libero e artigianale dove chiacchieriamo con botta e risposta del tutto improvvisati – è partito dalla scrittura per espandersi verso la lettura, e non viceversa.
Nella puntata 7 abbiamo infatti parlato della scrittura come atto di cura, nella puntata 8 dei mestieri legati alla scrittura digitale e della difficoltà nel darsi un nome specifico e una definizione univoca quando stai da questa parte della barricata, e nella puntata 9 abbiamo – vagamente, umilmente e sommariamente – provato a rispondere alla domanda “ma come si scrive un libro?” che ci ha fatto una nostra ascoltatrice.

Ecco quindi un post che accompagna l’ascolto, scritto da Silvia qui sul blog di Valentina: non solo un condensato di cosa ci siamo dette, ma anche un mix di ispirazioni e piccole certezze che abbiamo scoperto e coltivato chiacchierando e rispondendo alle domande di chi ci ascolta.
(nelle puntate abbiamo parlato di molti titoli e altrettanti ne abbiamo consigliati, o abbiamo storto il naso: per sapere quali sono, toccherà ascoltarle!)
- “Era meglio il libro”: sì, ma a volte sono meglio entrambi! Ci sono casi virtuosi in cui film o serie tv raggiungono un tale livello di complementarietà rispetto al libro da cui vengono da risultare prodotti estremamente interessanti. Questo è il caso di Tutto chiede salvezza, serie tv tratta dall’omonimo libro di Daniele Mencarelli, che ci dà il la per parlare di sanità mentale e scrittura come terapia. Avete in mente altri casi in cui il film non ci ha delusi?
- La scrittura può essere terapeutica come atto, come intento e come obiettivo: scrivere di sé stessi aiuta a vedersi un po’ più da lontano, scrivere per sé stessi può aiutare a non giudicarsi, scrivere di altri e per altri può aiutare a sperimentare il meraviglioso e profondo concetto di alterità. Scrivere può essere pura autoreferenzialità, oppure può essere un meraviglioso distacco dal nostro “propriocentrismo”. Nella puntata 7 citiamo diversi libri mooooolto interessanti per chi ha caro questo tema.
- La scrittura è anche fatica, e la fatica può essere terapeutica. Uno spunto interessante ce lo dà Annamaria Testa in questo articolo dove racconta di quella volta in cui non riusciva proprio a scrivere quello che doveva scrivere.
- Che ci siano persone che fanno fatica a spiegare alla propria nonna che lavoro fanno è da almeno dieci anni che lo sentiamo dire, più o meno da quando le nuove professioni del digitale hanno reso possibili cose che quando abbiamo iniziato a lavorare nemmeno immaginavamo. Noi siamo tra queste 🙂 Per semplificare la vita a sé stessi e agli altri, ci sono tre metodi:
- se dovessi scegliere una sola parola (nome, verbo, aggettivo… quello che vuoi) per dire che lavoro fai, quale sarebbe?
- prova a dire che lavoro fai usando un esempio totalmente scollegato dal tuo contesto lavorativo, esempio: sono SEO copywriter, ovvero come Pollicino lascia delle briciole, io scelgo parole giuste perché le persone trovino gli articoli che scrivo per i miei clienti su Google.
- il terzo metodo è “fregatene”, e se il tuo lavoro ha a che fare con la scrittura, tu rispondi semplicemente SCRIVO. Se il tuo interlocutore ti chiede: cosa scrivi? Da lì inizi a spiegare.
- E comunque, c’è Luisa Carrada. Che nessuno dica più che non ha capito cos’è il copywriting!
- Come si fa a far diventare la scrittura un lavoro? Eh. Che bella domanda! Innanzitutto facendo un elenco di tutte le professioni che si possono fare legate alla scrittura, e di tanti lavori dove si scrive tantissimo pur senza essere scrittori. Sarà un elenco lungo! A tal proposito mi viene in mente un’amica avvocato che mi ha detto “a volte ho l’impressione di vincere delle cause perché so scrivere bene e so come scrivere”. Chi vuole fare sul serio, può fare anche degli ottimi corsi, come questi.
- Un solo libro pubblicato non fa statistica (a fine maggio è uscito il mio romanzo per ragazzi Il Segreto del Carillon, edito da Mondadori), ma quindici anni di lavoro nella comunicazione e con la scrittura un po’ sì: ecco perché mi sono permessa di rispondere alla domanda di una nostra ascoltatrice “ma come si scrive un libro?”, e l’ho fatto nel modo più banale possibile. Un libro si scrive sedendosi e scrivendolo. Ogni. Santo. Giorno. Ovviamente non basta questo per scrivere un buon libro, ma sicuramente l’esercizio della costanza, per quanto banale, fa la differenza, ed è un punto molto delicato su cui riflettere, anche per eliminare il falso mito dello scrittore che si mette a scrivere solo quando è ispirato. Stephen King, per esempio, diceva che lui ogni mattina si sedeva nello stesso posto in modo che la sua musa sapesse dove trovarlo. Bisogna sedersi nello stesso posto anche quando non ne hai voglia, proprio come certi giorni si va in ufficio anche senza averne voglia. E altri piccoli consigli che diamo in puntata, tra cui l’utilizzo di un programma di scrittura molto funzionale che si chiama Scrivener.
Molti scrittori e scrittrici hanno dato ottimi contributi sui propri metodi di scrittura, e personalmente credo non ci sia niente di meglio per elaborare i propri trucchi del mestiere che ascoltare quelli degli altri. Solo per citarne alcuni: Ken Follett nella sua masterclass per BBC Maestro (piattaforma piena zeppa di masterclass interessanti e pratiche, alla vera maniera US e anglosassone), McKee nel suo libro Story, i writing tips “vuoi scrivere? leggi!” dell’agenzia In Altre Parole.

Altre idee, domande, curisità? Noi siamo qui! 🤗
Aspettiamo i vostri contributi, suggerimenti di lettura e commenti via mail a copybookpodcast@gmail.com e sui nostri profili Instagram @peekabook2011 e @_silvia.bernardi_
Ci sentiamo alla prossima puntata di Copybook! 👋🏻
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